Moria del kiwi: la chiave è nel terreno
Perché la “Moria” non è solo questione di patogeni e drenaggio, e come gli infusi microbiologici Stimol stanno aiutando i kiwicoltori a recuperare gli impianti.
Stanchezza del terreno: la causa principale
Per molto tempo il fenomeno è stato ricondotto a ristagni idrici, problemi di drenaggio o all'azione di microrganismi patogeni. Sono spiegazioni che colgono aspetti reali, ma che non spiegano perché la moria sia esplosa così intensamente solo negli ultimi anni, e proprio mentre la gestione irrigua veniva razionalizzata.
La lettura che proponiamo, frutto di una collaborazione pluriennale con il gruppo di ricerca del Prof. Stefano Mazzoleni dell'Università di Napoli Federico II, inquadra la moria come una delle tante manifestazioni della stanchezza del terreno: l'incompatibilità che si crea quando la stessa coltura viene ripetuta a lungo sullo stesso suolo. Alla base c'è l'accumulo di self-DNA, il DNA della pianta rilasciato dai residui colturali, che inibisce le radici fini assorbenti e innesca un progressivo deperimento.
In questa prospettiva, ristagni idrici e attacchi patogeni vanno reinterpretati come conseguenze, e non come cause, dell'indebolimento delle piante. È un cambio di sguardo decisivo: spiega anche perché la moria colpisca a volte impianti giovani su suoli mai coltivati a kiwi, dove livellamenti, sterilizzazioni e uso intensivo di input chimici hanno impoverito il suolo di sostanza organica e microrganismi.


La risposta: gli infusi microbiologici Stimol
Comprese le vere ragioni del fenomeno, il recupero degli impianti diventa possibile anche in stati di declino avanzato, senza espianto, cambio di portainnesti o sterilizzazioni del suolo. Lo strumento più efficace e praticabile sono gli infusi microbiologici Stimol: preparati liquidi ottenuti dall'infusione aerobica di matrici organiche selezionate.
Applicati in fertirrigazione e a livello fogliare, riportano nel suolo un'elevata biodiversità microbica e abbondante DNA eterologo, riequilibrando la rizosfera. Nelle zone trattate la pianta ricostituisce rapidamente un fitto capillizio radicale, tornando ad assorbire acqua e nutrienti e "sfuggendo" localmente alla stanchezza del terreno circostante. Oltre a far ripartire l'apparato radicale, il riequilibrio del microbioma aumenta la resistenza delle piante agli attacchi patogeni, batteriosi inclusa.
I risultati: dal recupero alla piena produttività
Sul campo gli effetti sono spesso rapidi: anche piante fortemente defogliate riescono a riemettere nuovi getti in casi eclatanti già a una o due settimane dal primo trattamento. Ma il dato più convincente è di lungo periodo. Gli impianti che hanno iniziato a utilizzare Stimol nel 2020, senza interrompere i trattamenti negli anni successivi, hanno arrestato il progredire della moria, che anzi è lentamente diminuita: oggi quegli impianti sono pienamente produttivi.
Gli impianti vicini, non trattati, sono invece stati espiantati e spesso anche reimpiantati senza successo. A questo si aggiunge una marcata riduzione di concimi minerali e fitofarmaci, con benefici su costi di produzione, qualità e sostenibilità.
La sperimentazione
L'approccio è oggi al centro di sperimentazioni indipendenti in diverse aree, in Italia e all'estero. In Friuli, da due anni, è in corso una sperimentazione contro la moria e la batteriosi del kiwi coordinata dalla cooperativa Frutta Friuli. In Emilia-Romagna, quest'anno, abbiamo avviato insieme all'Università di Napoli Federico II una sperimentazione coordinata dall'ente per l'innovazione in agricoltura Rinova e cofinanziata da diverse cooperative ortofrutticole leader nella produzione di actinidia. E proprio in questi giorni prende il via una sperimentazione in Portogallo, su 60 ettari presso l'azienda agricola Quinta do Parisol, dove viene applicato Stimol con l'obiettivo di contribuire alla riduzione della moria e della batteriosi.
Sono progetti che, accanto agli oltre vent'anni di esperienza alla base del metodo, rafforzano un'evidenza ormai consolidata: dove si interviene sul terreno, e non solo sui sintomi, le piante tornano a crescere sane e produttive.